martedì 10 febbraio 2015

Le vittime della geopolitica

Non voglio commemorare questo 10 febbraio come al solito. Vorrei andare un po' oltre. Vorrei associarlo ad un'altra data, il 26 febbraio. E' una data che per noi italiani non significa molto, ma che ha un grosso senso per il popolo dell'Azerbaijan e per chi ha qualche amico che vive là. Il 10 ed il 26 febbraio dovrebbero andare di pari passo per chi ci tiene a commemorare le vittime delle Foibe perchè purtroppo quell'odiosa pratica di acquisizione territoriale tramite la pulizia etnica continua ad esistere ed accomuna fra loro popoli molto distanti fra loro. Il problema è che la pulizia etnica non è un fine, non è odio fine a sé stesso: é molto spesso un mezzo tramite il quale uno stato o una fazione cerca di conseguire le proprie mire di controllo di nuovi territori per salvaguardare i propri bisogni geopolitici.

Riassumiamo le due storie.
Fra il 1945 ed il 1943 i partigiani jugoslavi e l'OZNA (organizzazione militare jugoslava) conquistarono le allora italiane Istria e Dalmazia, arrivando fino a Trieste e Gorizia. Nel loro lavoro di conquista, massacrarono migliaia di civili e militari (italiani ma a quanto pare anche jugoslavi non vicini a Tito, il futuro dittatore della Jogoslavia) con la pratica dell'infoibamento. Ancora di più furono gli italiani che dovettero lasciare le proprie terre per cercare rifugio nel resto dell'Italia. Fra le motivazioni ufficiali della conquista jugoslava, il fattore etnico è fra i prevalenti.

Fra il 1992 ed il 1994, ci fu un conflitto armato fra Armenia ed Azerbaijan per il controllo delle montagne del Nogorno-Karabakh, territorio azero considerato dagli armeni loro terra da un punto di vista etnico e storico. Nell'ambito di questo conflitto, la notte fra il 25 ed il 26 febbraio del 1992, le truppe armene assalirono una città, Khojaly, dove vennero massacrati senza alcuna pietà e senza distinzione di età o di sesso 613 civili azeri. La guerra si è conclusa con l'occupazione del Nagorno-Karabakh da parte degli armeni e con la completa cacciata degli azeri dalle loro terre. Fra coloro che furono cacciati c'è anche un mio carissimo amico, Samir Mammadov, che poco dopo la sua nascita, nel 1993, dovette abbandonare assieme alla propria famiglia la sua casa nel distretto di Kelbajar per rifugiarsi a Baku, la capitale dell'Azerbaijan.

A coloro che credono che queste storie siano nate solo da odi etnici o relativi a schieramenti politici, devo purtroppo far notare che tali argomentazioni in realtà sono solamente le scuse con le quali il potere cerca di legittimare le proprie azioni agli occhi dei propri cittadini. Entrambi i casi sono esempi lampanti di quanto dico.
Se prendiamo in considerazione la fascia di costa fra Venezia, Trieste e Fiume, possiamo notare come essa sia strategica per il controllo del mare Adriatico grazie alla presenza di porti piuttosto sicuri e di profondità dei fondali più alte rispetto al resto dei litorali. Fondamentalmente chi controlla Venezia, Trieste e Fiume ha una posizione di prevalenza sull'Adriatico. Le forze jugoslave, consce della cosa, hanno cercato con successo di invadere l'Istria e la Dalmazia. Considerando che Fiume cadde in mano loro, che Trieste venne divisa in due zone di amministrazione per trent'anni, i seguaci del maresciallo Tito avevano pareggiato i conti dal punto di vista marittimo, con spargimenti di sangue quanto meno efferati. Per Gorizia il concetto è simile: la città sorge sulla valle del Vipacco, punto di comunicazione in mezzo alle montagne fra Italia e territori slavi. Controllare quel passo significa garantirsi dall'entrata di truppe militari nemiche ed anche qui gli uomini di Tito riuscirono nel loro intento occupando la valle e dividendo in due Gorizia, sempre con gli stessi metodi.
Il Nagorno-Karabakh si presta ad analisi dello stesso genere: controllare quelle alture significa avere (da un punto di vista militare) facile accesso in Armenia, in Azerbaijan e, in misura minore, in Iran. Considerando che fra gli armeni e gli azeri non è corso buon sangue nemmeno durante la dominazione sovietica, non appena il governo di Yerevan l'ha trovato utile e possibile, ha invaso quei monti che sarebbero stati altrimenti un facile punto di accesso al proprio territorio, portando morte e pulizie etniche sulla punta delle baionette.
Chi sono le vittime di questi giochi? Solo gli esuli? Solo coloro che sono rimasti uccisi? Purtroppo no. Purtroppo le vittime sono tutti coloro che rimangono impelagati nell'odio, nelle diatribe e negli scontri generati dai discorsi populisti che queste pratiche geopolitiche generano. E allora via coi comunisti che negano, coi fascisti che urlano fino a far tacciare il 10 febbraio come un momento di propaganda fascista, cone le accuse reciproche, con quelli che osteggiano l'entrata della Croazia nell'U.E., con le persone che vivono al confine che ancora si guardano con sospetto reciproco, con gli azeri che sparerebbero a vista un armeno e viceversa, coi ponti aerei fra Yerevan e Baku ancora tagliati e con le guardie di frontiera che si uccidono a vicenda. A chi giova tutto ciò? Di sicuro non a chi la tensione la subisce e la alimenta.
Il 10 ed il 26 febbraio non sono i giorni della tragedia in sé, ma i giorni della tragedia in me.


lunedì 10 novembre 2014

Ecologismo da quattro soldi

Ieri mattina sono andato in macchina a Napoli per il compleanno di una mia amica. Prevedendo di non trovare traffico alle 10 del mattino, credevo che al massimo entro le 11 sarei arrivato a casa sua, a via Tribunali.
Purtroppo, non appena ho raggiungo il raccordo per via Galileo Ferraris, mi ritrovo imbottigliato in una fila interminabile di auto. Il mio primo pensiero è "O hanno fatto un incidente, o hanno fatto una manifestazione". Dopo 45 minuti di coda, i vigili mi mandano verso Gianturco ed io da lì mi dirigo verso via Volta per entrare a via Marina e raggiungere il centro storico. Come se non bastasse, trovo anche là i vigili e la protezione civile che bloccano l'accesso delle automobili al bivio fra via Volta e corso Lucci, facendomi perdere almeno un'altra mezz'ora. Scocciato, chiedo informazioni ai vigili sul perchè di tutti questi blocchi e loro mi spiegano che era in corso la "Domenica Ecologica". Morale della favola: lascio la macchina al parcheggio Brin e arrivo al centro storico con pullman e piedivia quasi alle 13.
Devo dire che, dopo le finte piste ciclabili al Pendino, il sindaco de Magistris aveva proprio una voglia matta di darsi nuovamente alla fanta-ecologia. Qualcuno mi dica cosa c'è di ecologico nel bloccare una trafila di macchine per almeno un'ora e mezza, invece di farle arrivare a destinazione nel giro di 10 minuti. Andiamo tuttavia con ordine sulle varie indecenze:

1) la cosa non era segnalata sull'autostrada e sulla tangenziale: se avessi avuto notizia, mi sarei messo l'anima in pace ed avrei direttamente fatto rotta sul parcheggio Brin, senza perdere quasi due ore nel traffico.

2) I residenti potevano comunque passare: di conseguenza la carreggiata non era comunque sgombra e di sicuro non si ci poteva godere una passeggiata più "libera e sicura" al di fuori del marciapiede.

3) Non c'era l'ombra di un'iniziativa ed i negozi erano chiusi: se mi blocchi Corso Umberto, Corso Garibaldi, via Marina e non so quante altre strade, tu, comune, abbi la decenza di mettere almeno qualche artista di strada in modo da farmi venire voglia di passeggiare, visto che non sei stato in grado di metterti d'accordo con i commercianti per tenere aperti i negozi.

Di conseguenza, chi ci ha guadagnato con la Domenica Ecologica? Nessuno, a parte i parcheggi alla periferia della città e (spero) i vigili urbani che dovrebbero aver avuto uno straordinario. Di sicuro non ci ha guadagnato l'ambiente, visto quello che è successo sul raccordo.

mercoledì 25 giugno 2014

Tifo violento: si può lavorare a una soluzione?

L'ironia del susseguirsi degli eventi a volte è quasi malvagia: il giorno in cui la Spagna è uscita dal mondiale, Juan Carlos ha firmato la sua abdicazione e poche ore dopo la sconfitta dell'Italia, Ciro Esposito è morto.
Giudizi di valore sull'accaduto stanno inondando Facebook ma, al di là di del fervore del momento, credo che si debba fare un discorso sul lungo termine per arginare la violenza fra tifoserie.
La mia preoccupazione è ancora più grande se penso al fatto che il prossimo anno il girone C di Lega Pro vedrà assieme Juve Stabia, Foggia, Savoia e Salernitana.
Entro l'inizio della prossima stagione calcistica molto probabilmente sarà necessario mettere in funzione nuovi sistemi che affianchino il DASPO e forse, se si da un'occhiata al modello inglese post Heysel, si potrebbe dare un contributo non indifferente alla securizzazione del calcio italiano.
Per cominciare, su un articolo de IlSole24Ore sono riassunti i principali provvedimenti adottati dal governo inglese dalla metà degli anni '80 che copio qui di seguito:

1) la completa ristrutturazione degli impianti con la eliminazione delle barriere tra il campo di gioco e la tribuna, seggiolini in tutti i settori, capienza di almeno 20mila posti e possibilmente dotati di box privati, uso di telecamere a circuito chiuso;
2) presa di coscienza dei tifosi dopo il bando europeo;
3) responsabilizzazione delle società a cui è stata affidata la sorveglianza all'interno degli impianti attraverso la presenza di stewards privati (pagati dai club) in collegamento via radio con la polizia presente solo all'esterno degli impianti;
4) divieto per le società di intrattenere rapporti con i propri tifosi, fatta eccezione per la collaborazione finalizzata a prevenire possibili incidenti;
5) creazione di una squadra speciale di sorveglianza nazionale anti-hooligans: la National Football Intelligence Unit costituita da Scotland Yard nel 1989. Un agente è affidato a ognuna delle 92 società professionistiche e si occupa – viaggiando sempre al seguito della tifoseria - della schedatura dei tifosi violenti e di azioni di infiltrazione. Con questo sistema è stato possibile schedare, in un'apposita banca dati, circa settemila tifosi;
6) sistema "Crimistoppers" (in dieci anni ha permesso la cattura di oltre 15mila ultras) ideato da un gruppo di privati: esiste un numero verde a cui si può telefonare (media di circa 200 al giorno) per segnalare episodi, persone sospette e/o situazioni pericolose. Le denunce sono rigorosamente anonime così come la ricompensa ai cittadini che permettono la cattura degli eventuali teppisti.
Dal lato normativo:
a) lo Sporting Event Act (1985) vieta l'introduzione degli alcoolici negli stadi;
b) il Pubblic Order Act (1986) indica come reato il comportarsi alle partite in modo "allarmante", anche se non violento, concedendo ai magistrati il potere di impedire l'accesso negli stadi a singoli tifosi "violenti" che devono presentarsi ai rispettivi comandi di polizia in occasione delle partite;
c) ll Football Offences Act (1991) permette alla polizia di arrestare e far processare per direttissima i tifosi anche solo per violenza verbale (linguaggio osceno e cori razzisti).


Ora, non essendo un appassionato di calcio e non vivendo gli stadi, non so esattamente quale di tali provvedimenti sia stato già applicato in Italia, ma credo che il coordinamento di Forza Italia Giovani della Provincia di Napoli, visto anche il coinvolgimento territoriale degli ultimi tristi eventi, potrebbe lavorare ad una proposta di legge da far presentare ai nostri parlamentari basata sui suddetti principi, sottolineando soprattutto il quinto punto e ponendo anche l'obbligo di firma per i tifosi schedati durante le partite che non riguardano il loro club, ma che sono comunque relative al proprio girone e si tengono entro un determinato raggio dalla propria abitazione (tutto ciò con la speranza di prevenire nuovi atti alla De Santis).
Che ne dite, vogliamo lavorarci su?

domenica 1 giugno 2014

Maleficent, una fiaba dal finale win-win

ATTENZIONE: il seguente post è ad alto contenuto di spoiler. Se ancora non hai visto Maleficent ed hai intenzione di andare a guardarlo, potresti avere non poche anticipazioni.


Nelle relazioni internazionali abbiamo studiato varie culture di approccio all'altro, in particolare quella hobbesiana (win-lose) in cui l'altro è un nemico e c'è conflitto fra le parti e quella kantiana (win-win) in cui l'altro è un amico e si finisce per cooperare e raggiungere un obbiettivo comune di prosperità, felicità e sviluppo.
Tutte le fiabe che abbiamo vissuto da bambini erano profondamente hobbesiane: streghe o altri esseri cattivi (spesso senza un preciso motivo) che cercavano di arrecare quanto più danno possibile al buono di turno per poi venire sconfitti o addirittura uccisi. Siamo sempre stati educati con un sistema di idee manicheo nel quale esiste un altro che è il nemico ed il male è solo ed esclusivamente in lui.
Maleficent ribalta tutto: la morale è appunto che l'altro può essere un amico e soprattutto che il male non corrisponde ad una persona, ma è il frutto in ciascuno di perticolari circostanze: pregiudizi (re Enrico), ambizioni, istinto di conservazione o pazzia (re Stefano in momenti diversi del film) o delusione e sete di vendetta per torti subiti (Malefica).
Tuttavia il tempo, la riflessione e nuove positive situazioni possono far passare le condizioni che generano il male e portare all'armonia e all'amicizia, per cui tutti ne traggono vantaggio e "vincono".
Nei 16 anni che intercorrono fra la nascita di Aurora e la  sua disgrazia col fuso, Malefica ha appunto modo di rivedere le sue posizioni e sviluppare l'amore che salverà alla fine la principessa. Sì, in questo caso non è l'amore fra principe e principessa (nè uno saffico, intendiamoci), ma un amore materno e sincero a portare la pace e la vittoria per tutti. L'amore classico ci sarà, ma sarà a coronamento del finale.
Qualcuno potrebbe dire "si,ok, ma intanto re Filippo fa una brutta fine e se c'è uno sconfitto è proprio lui". Questo è vero fino a un certo punto perchè sì, il male si lascia comunque dietro il suo strascico di morti, ma,  se ci fate caso, Filippo muore per un incidente quando anche lui aveva avuto il "perdono" e gli era stata data la possibilità di "vincere".

Devo dire che il messaggio mi è piaciuto veramente molto perchè mi è sembrato molto più educativo rispetto a quello che mi hanno dato le fiabe durante l'infanzia. Crescere nuove generazioni umane con una cultura e dei messaggi del genere potrebbe essere una cosa eccezionale perchè se ci facciamo caso i conflitti e le contrapposizioni nascono grazie ad un approccio con l'altro che nasce da una visione del mondo hobbesiana insita nel nostro quotidiano fin da quando la nonna ci raccontava le fiabe per farci addormentare.
Quale mondo esisterebbe domani se oggi si imparasse e si insegnasse la morale kantiana e ad intendere il male come una circostanza invece che come qualcosa di innato?

"Non badate a ciò che vi hanno raccontato perchè questa è la vera storia" è all'incirca la frase con la quale si conclude il film e in effetti sarebbe quasi necessario farlo con tutte le storie win-lose.

P.s. per gli amici che andranno a vedere il film perchè c'è Angelina Jolie: lei è bella, ma in questo film è sempre vestitissima quindi non aspettatevi nulla di eccessivamente sexy.



lunedì 27 gennaio 2014

La giornata della NONmemoria.

Oggi è il 27 gennaio e il mio pensiero va a quei sei milioni di martiri che ci guardano da lassù. Tuttavia non penso alla cruenza della tragedia da cui hanno trovato la pace da 69 anni. Penso piuttosto a come giudicherebbero la Giornata della Memoria...e non credo che il giudizio si positivo. 
Ogni 27 gennaio quei 6 milioni di ebrei sono l'oggetto di una magnifica orgia di retorica che è capace di far diventare il Giorno della Memoria il giorno dell'oblio più totale. Francamente, il messaggio che io vedo passare è quello per cui il male sia nato e morto ad Auschwitz. Sembra quasi che gli ebrei e le altre vittime dei campi di concentramento siano state le uniche vittime di un genocidio nella storia, ma purtroppo non è così e non credo neanche che a loro piacerebbe ciò che il 27 gennaio è diventato: uno specchietto per le allodole che nasconde tanti, troppi altri morti che nel tempo sono stati vittime della (lucida) follia umana. 
Col mio blog spero di accendere una piccola candela per gli altri.

Quest'anno sono passati 99 anni dal genocidio degli armeni (1.200.000 morti) 




Vorrei ricordare poi i quasi due milioni di cambogiani che furono sterminati fra il 1975 e il 1979 dal loro stesso governo. (Il documentario è lungo e ne posto solo la prima parte)






Vorrei poi ricordare il milione di tutsi massacrati nel 1994 in Ruanda a colpi di machete.


 


 Vorrei raccontare delle vittime dei gulag russi (un milione).

         

Vorrei accendere una candela per i 400000 martiri del genocidio del Darfur.



Infine, vorrei far notare come i genocidi non debbano contare per forza centinaia di migliaia di morti: i genocidi possono riguardare anche poche centiaia o migliaia di persone, se lo scopo è quello di distruggere sistematicamente un gruppo che ha idee, religione, opinione o condizione diversa ed inaccettabile dal proprio carnefice. E' il caso del Guatemala, di cui posso solo segnalare un articolo.

 http://www.repubblica.it/solidarieta/diritti-umani/2013/05/16/news/guatemala-58926315/

Spero che col tempo il 27 gennaio diventi un giorno per ricordare tutti i genocidi che la storia dell'uomo ha vissuto e che quegli slogan del genere "ricordare affinchè non capiti mai più"  abbiano veramente senso perchè per ora, diciamocelo, portano un messaggio nascosto del genere "ora non sta capitando". 
Sono consapevole che comunque non ho parlato di tanti altri genocidi di cui forse neanche io conosco l'esistenza e forse questa potrebbe essere una buona occasione per poterne elencare di altri fra i commenti, qualora ce ne dovessero essere stati altri.



domenica 12 gennaio 2014

Il genio

Che strano: proprio mentre ne stavo studiando la storia politica e militare, Ariel Sharon è morto. Scherzi e scaramanzia a parte, è spirato un uomo verso il quale essere faziosi, sia nel bene che nel male, è fin troppo facile.
E' facile considerarlo un eroe per i filoisraeliani ed un assassino per i filopalestinesi ed è difficile considerarlo per la sua storia, negli aspetti negativi e positivi.
Senza dubbio è stato uno dei più grandi strateghi politici e militari che il mondo abbia conosciuto nel secondo dopoguerra: nuove strategie di combattimento sia contro gli eserciti regolari, sia contro la guerriglia palestinese (le sue tattiche sono in buona parte entrate nei manuali degli eserciti di tutto l'Occidente); utilizzo della guerra permettere in difficoltà i propri superiori politici e militari; astuzia nel sapere comandare senza essere mai nel grado più alto della gerarchia e capacità di rendere il popolo una sorta di esercito, non tanto alla maniera nazista, quanto alla maniera dell'Impero Romano.
Come lo si voglia giudicare dal punto i vista etico è una questione che riguarda la sensibilità di ciascuno, ma intanto nello scenario della guerra arabo-israeliana lui altro non fece che l'interesse del proprio stato e fece geopolitica con i principi di continuo scacco verso il nemico, come un po' chiunque avrebbe fatto.
Per avere un quadro chiaro di chi fosse, lascio il link di un'intervista del 1982 (guerra di Israele contro i palestinesi che si erano posizionati in Libano) di Oriana Fallaci, la quale in quel momento aveva posizioni molto critiche sia verso lui che verso Arafat.

http://www.oriana-fallaci.com/sharon/intervista.html

domenica 29 dicembre 2013

Due anni di AUDE, ci avresti scommesso?

Tutto partì nel settembre del 2011 quando una persona cercò di coinvolgerci per fondare un'associazione che in realtà voleva essere qualcosa di ben diverso da un'associazione. Ce ne rendemmo conto abbastanza in tempo da limitare i danni e, lasciata perdere quella persona, decidemmo di fondare un'associazione vera e seria.
Decidemmo di darle il nome di AUDE, che in latino significa "osa" ed il nostro motto fu ed è "gutta cavat lapidem" (la goccia scava la pietra).
decidemmo che lo scopo dell'associazione fosse quello di promuovere il patrimonio culturale stabiese sia tangibile che intangibile. Che si trattasse delle tradizioni marinare, delle chiese o delle maestranze gastronomiche, tutto andava sostenuto e valorizzato.
Cominciammo con cose piccole: inzialmente tenemmo una serata di beneficenza per l'Epifania del 2012 nel Museo Diocesano e poi partecipammo alle feste pubbliche dei marinai e dei veterani stabiesi, ma dall'aprile del 2012 cominciammo ad impegnarci di più e con altre associazioni e movimenti organizzammo "Ritorno al Centro Storico", una mostra mercato tenutasi a Piazza Orologio dove organizzammo diverse visite guidate gratuite fra i vicoli e le chiese del quartiere. In quell'occasione presentammo anche la bozza di una guida del Centro Storico che avremmo stampato nel 2013, ma di quello parlerò dopo. Finita quell'esperienza, il nostro impegno continuò e partecipammo alla campagna dei Luoghi del Cuore, per la quale contribuimmo a raccogliere 1000 firme per il restauro e la valorizzazione del parco di Fontana del Re a Quisisana.
arrivò l'autunno del 2012 ed il nostro impegno per la valorizzazione di Castellammare di concentrò anche su un'altra nobile tradizione: il commercio. Nel tentativo di promuovere anche così la Città delle Acque, producemmo assieme all'ASCOM un depliant che distribuimmo in 30000 copie a dicembre sui Monti Lattari, nell'interland stabiese e nei paesi vesuviani per convincere la gente a non spendere solo nei centri commerciali.
Finita questa esperienza che mise a dura prova le nostre forze, entrammo nel circuito dell'Azienda di Cura, Soggiorno e Turismo e partecipammo ad inizio febbraio alla prima maratona Stabiaequa regalando agli atleti che tagliavano il traguardo i tipici biscotti di Castellammare.
Pochi giorni dopo voltammo lo sguardo anche alla storia italiana ed organizzammo presso l'ITIS una conferenza in ricordo delle foibe dove più di cento ragazzi ascoltarono le parole di un sopravvissuto alla strage dell'Istria.
La collaborazione con l'ASCOM del 2012 fu molto apprezzata ed il coordinamento guidato da Jonny de Meo decise di coinvolgerci nella edizione della Provincia in Vetrina che si tenne a marzo del 2013. Avemmo un gazebo tutto per noi nel quale vendevamo per il biscottificio Riccardi i suoi prodotti, ma organizzammo di nuovo visite guidate gratuite al Centro Storico.
Data la nostra sensibilità a certi temi e vista la nostra mission, il mese successivo facemmo da guida, sempre nel centro storico, per i ragazzi disabili dell'Aliante, facendogli vivere un simpatico pomeriggio fra arte e storia.
Passata l'estate, a settembre tornarono le navi da crociera nel porto stabiese e venimmo coinvolti nell'organizzazione del comitato d'accoglienza per i turisti. Fra infopoint, visite guidate, acqua e biscotti regalati, non passò inosservata la guida tascabile del Centro Storico che già tempo prima avevamo preparato ma che solo in quell'occasione stampammo.
Mentre scrivo questo post si è da poco conclusa l'ultima esperienza della nostra associazione: SaporStabia, un percorso enogastronomico e culturale che abbiamo tenuto per tre giorni nella Cattedrale, nel Museo Diocesano, nella chiesa del Purgatorio e nella chiesa del Gesù, iniziativa che oltre a far riscoprire tradizioni culinarie varie, ha portato anche gente esterna a Castellammare, dandoci una enorme soddisfazione.
Non so se 2 anni fa avremmo immaginato possibile tutto ciò, ma guardando indietro credo che ciò che ha dato ad un gruppo di ventenni la forza e la determinazione di fare così tante cose è dovuta al fatto che ci siamo resi conto che nonostante tutti i problemi che questa città vive, ripartire dall'arte e dalla cultura è un mezzo di riscatto valido e necessario, al fatto ch abbiamo avuto una guida seria e matura in Catello Cascone e sono anche sicuro che molto di quanto fatto è stato anche dovuto alla possibilità di rapportarci ad altre realtà come l'Azienda di Cura, Soggiorno e Turismo gestita da Osvaldo Conte e l'ASCOM guidata da Jonny de Meo con Antonio Vanacore, Nino Cavaliere, Enzo Meglio e Antonio Quaglia (vanno anche citati  Giulio Clemente e Umberto Coppola che da consiglieri ci hanno dato spesso un grosso aiuto), ma anche Nadio de Rosa del Garden Club, Gerarda Cimmino del Museo Dicesano e Don Antonio Cioffi.
Per il futuro? Spero che riusciremo a fare ancora tante cose belle per la nostra città e soprattutto che anche con la nostra opera si torni a parlare di tutti i tesori nascosti stabiesi, intanto invito tutti coloro che vogliono unirsi nella nostra azione a non esitare.