1) cosa intendono i consiglieri comunali per "valutazioni a 360°"? L'ambiguità che sento in queste parole mi fa rabbrividire....che diavolo c'è da valutare? E' possibile essere più chiari? Spero che i 360° consistano solo nelle modalità e nei tempi di sfratto per chi abita da quelle parti perchè alle sole più superficiali analisi della soprintendenza sono emersi una necropoli e la cinta muraria di una villa rustica e quindi vorrei sapere quali incertezze possano mai permanere per il resto del territorio...spero che qualche amico archeologo possa lasciare nei commenti qualche notizia in più.
2) la tecnologia GEORADAR. Spacciano questa tecnologia come sistema per capire cosa ci possa stare sotto terra, ma non sanno (o non vogliono far sapere) che è piuttosto inattendibile e spesso i risultati vanno interpretati (e, si sa, dalle parti nostre con una bella mazzetta si possono dare tutte le interpretazionipiù comode).
Per chi volesse approfondire la questione della tecnologia georadar, qui potrà scaricare una nota tecnica esaustiva (basta cliccare, nella pagina che comparirà, sul bottone grigio con sopra scritto "slow speed download"). Io mi limito a far notare alcuni aspetti che rendono questa tecnologia poco affidabile:
- Già a 3 metri di profondità le immagini cominciano ad essere molto sfocate o comunque a bassa risoluzione, per cui i risultati vanno spesso interpretati.
- I risultati diventano ancora più incerti quando il suolo e composto da strati di più materiali.
- Il georadar funziona con una sonda che striscia per terra, emana un'onda elettromagnetica e poi la riprende per capire cosa c'è nel sottosuolo ed ha grossi problemi se si ritrova con un ostacolo sul suo cammino, in quanto deve deviare la propria traiettoria.
- Applicate i due punti precedenti alle ricerche sotto un palazzo: anche al piano terra un georadar avrebbe due problemi. Il primo è che prima di arrivare agli eventuali reperti, il segnale dovrà passare almeno per uno strato di marmo, uno di cemento ed infine per uno terra. Il secondo problema è che fra scale ed altri ostacoli la traiettoria si potrebbe facilmente deviare per poi falsare i risultati.
- Per i resti archeologici vengono utilizzati georadar con onde ad alte frequenze (900-1000 MHz) e questi tipi di onde sono usate per ricerche a basse profondità (max 1 metro sotto terra), quindi vorrei sapere cosa ne uscirà se per caso i resti si dovessero trovare a 5 metri sotto il livello del suolo.
e quindi tu proponi di abbattere tutto??? Immagino saranno tanti i consiglieri comunali che concorderanno con te
RispondiEliminaabbattere tutto non significa certo lasciare per la strada quelli che abitano là. poichè a castellammare è in cantiere il progetto dell'housing sociale e del piano casa. il che significa che prima di abbattergli casa, dovranno essere pronti dei nuovi alloggi. poco male per chi ha commesso degli abusi edilizi, visto che comunque ha fatto un reato che non è da poco.
Eliminada buon bastardo senza gloria anch'io condivido pienamente il tuo pensiero, forse un po troppo radicale nel trasferimento di chi li ci vive, sia pure in costruzioni abusive, ma quale il ruolo di onesti amministratori (l'intero consiglio comunale) se non quello di trovare soluzioni che innanzitutto ristabiliscano la legalità e restituiscano alla Città un territorio prezioso e un possibile futuro?
RispondiEliminaMa a proposito, si sa più niente dell'Antiquarium? quel piccolo museo di reperti archeologici dell'Antica Stabia che era a pian terreno sotto il Classico nella traversa Marco Mario angolo via Nocera?
ciao
maurizio somma
Da totale inesperto delle questioni trattate da cosi alti competenti, consiglio di verificare se sul territorio nazionale si sono casi di costruzioni, che pur insistenti su manufatti archeologici, ne hanno costituito la possibilità di visitarli ed apprezzarli, e che addirittura hanno costituito pregio alle stesse costruzioni. Una fra tutte la metropolitana di Roma, o per chi magari obietta che è un'opera pubblica, qualche fabbricato ad Oderzo in provincia di Treviso recupero a costo zero per la collettività e massima fruizione di un bene culturale nonché archeologico.
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